Accogliamo i disagi delle vittime di ogni tipo di violenza: solo così permetteremmo a tutte le donne di non
subire più soprusi per la paura di non farcela da sole.
Tutti insieme per ridare dignità a chi è costretto a non averne.
Basta abusi e soprusi!

Potremmo cominciare in tantissimi modi, potremmo parlarne nella sua interezza se vogliamo, ma sarebbe impossibile. Questo perché in primis il fenomeno del maltrattamento è terribilmente complesso per poter essere spiegato con facilità. Ormai da tempo, e sfortunatamente oggi ancora troppo, gli episodi di maltrattamento e violenza sono ancora molto frequenti, in modo particolare verso il genere femminile.
Infatti, basti pensare che solo in Italia circa una donna su tre ha subito violenza almeno una volta nella vita e, le forme più gravi, vengono proprio dalla cerchia familiare più ristretta, ove i partner o ex tali diventano i carnefici per antonomasia.
Un’impennata particolarmente allarmante di richieste di aiuto risale al 2020, durante il lockdown, in cui tante donne sono state costrette a vivere un vero e proprio incubo in compagnia con i propri carnefici nell’arco di quei lunghi mesi. Secondo i dati dell’ISTAT, infatti, sono state oltre 15.708 (quasi il doppio rispetto al 2019, ovvero 8.647) le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza più vicini. Nel 2021, invece, il tasso di richieste di aiuto si è nuovamente ridotto a circa 12.000, ma resta ancora un numero troppo elevato per poter rimanere indifferenti.
In linea generale, per “maltrattamento” si intende l’insieme degli atti (azioni fisiche o verbali) volte a danneggiare l’altro: offese e vessazioni di ogni tipo (“sei brutta”, “sei stupida”, “non capisci nulla”), accuse, atti o comportamenti denigratori, minacce, umiliazioni, scenate di gelosia e proibizioni (in particolare divieti di frequentare amicizie maschili) ridicolizzazioni in pubblico, svalutazioni dei risultati conseguiti in un determinato ambito (ad esempio lavorativo), accuse ed attribuzioni di colpe anche per situazioni normalmente reputate superficiali ed insignificanti, controlli generalizzati (es. del cellulare o degli spostamenti della partner). Ci sono anche i famosi casi di ghosting e gaslighting. Nel primo caso, il soggetto scompare senza dare sue notizie per un determinato periodo di tempo (settimane, mesi o addirittura anni!) per poi ricomparire come se nulla fosse, mentre nel gaslighting (da cui il detto “buttare fumo negli occhi”) il partner abusante manipola letteralmente la vittima fino a confonderla, dicendole e convincendola che in realtà gli episodi di violenza (e non solo) non ci sono mai stati, ma è tutto frutto dell’immaginazione della povera vittima.
Naturalmente, parlare solo di forme “dirette” di violenza (fisica o verbale che sia) non basta, anzi… ancor meglio imparare ad individuare quelle che sono vere e proprie “microbombe affettive”, presenti fin dall’inizio, che fungono da campanelli d’allarme che individuano un amore tossico e che non vanno assolutamente date per scontate. 

Ad esempio:
– Un amore irregolare ed incostante (il partner dimostra affetto ed interesse a momenti alterni);
– Un amore insoddisfacente (il partner non dà le giuste attenzioni);
– Un amore orientato al solo sesso;
– La vittima non sa come fa a sopportare tantissime situazioni umilianti.
Terrore, costrizioni e sofferenza si impadroniscono della vittima che perde il suo diritto alla vita.
Mai più nessuno padrone della nostra vita!

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